Il culto del cazzeggio

Il culto del cazzeggio

di Eduardo Martone

Il libro è un'introspezione autoironica, un tentativo dell'autore di esorcizzare l'umano peso della vita, quello che sentiamo nei momenti di massimo impegno. Lo fa attraverso il gioco, rincorrendo una spensieratezza, forse perduta, ma da riproporre come mezzo per scaricare i brutti pensieri; un po' come si fa con la spazzatura, liberando cioè quella parte del cervello che la contiene e scaricandone il contenuto in maniera differenziata. Si tratta di un tentativo personale dell'autore, da tempo senior, fatto analizzando il "suo superfluo" accumulato nell'ultimo mezzo secolo; taglia fuori i quattro lustri che l'hanno preceduto, unicamente perché la giovinezza non ha bisogno di antidoti allo stress in quanto, di norma, si vive quest'età in compagnia di soli sogni, speranze e poesie. L'autore scannerizza quindi i suoi ultimi cinquant'anni, seleziona e rivive i soli momenti ludici e li ripropone in prosa e versi per cavarne la sua sovrastante filosofia di vita, sempre condivisa con gli altri e spesso orientata all'ozio creativo ovvero al cosiddetto cazzeggio partecipativo nel quale risolve molti dei suoi problemi esistenziali. La rivisitazione umoristica vede come scenari e filosofie di vita le città sedi di lavoro (Napoli, Roma, Genova e Frosinone), i campi di golf, il villaggio Caprolace a Sabaudia e deliranti convention con ex compagni di scuola oggi decimati o vicini agli ottanta.