Ziggy Stardust. La vera natura dei sogni

Ziggy Stardust. La vera natura dei sogni

di Luca Scarlini

Il racconto di Luca Scarlini su Ziggy Stardust, la più straordinaria creazione di David Bowie, a pochi giorni dalla sua scomparsa. Un omaggio all’artista britannico, il numero zero di un progetto che racconterà la passione dei protagonisti della vita culturale italiana e internazionale per artisti di ogni sorta. Ziggy è magrissimo, ha i capelli rosso fiamma, ha un cerchio d’oro dipinto sulla fronte come una divinità egizia, le unghie delle mani sono smaltate, un orecchino con una pietra luccicante, un braccialetto alla schiava, le zeppe d’oro con un disegno di palme; indossa un miniabito con un disegno di conigli volanti, dice di essere in comunicazione con lo spazio. Ziggy Stardust è un personaggio immaginato da David Bowie e il titolo del concept album del 1972 vetta del glam rock, genere che mischiava musica e performance.
Negli anni dello sbarco sulla luna e delle musiche di Space Oddity (1969), delle atmosfere di 2001 Odissea nello spazio (1968), l’idea di poter fuggire verso altre dimensioni è un sogno condiviso, una fissazione generale.

Ziggy è l’inviato dallo spazio che porta alla ribalta il gran reame dell’adolescenza: un brivido di ribellione immaginaria entra nelle camerette della piccola borghesia, nelle case popolari delle periferie. La sua identità aliena, multisessuale, aggressiva, incarna lo spirito dei tempi. Le avanguardie alla fine degli anni Sessanta lavorano sullo scontro degli elementi, sulla fusione violenta di suggestioni lontane tra loro: cultura camp, melodramma, teatro kabuki, gli occhi di Malcolm McDowell in Arancia meccanica, tutto partecipa alla definizione di una creatura che seduce le folle, il messia di una rivoluzione che dura una stagione sola - il tempo che passa tra la sua ascesa e la sua caduta - portatore di una nuova visione della musica e della realtà.